Non andare cercando quale sorte il destino ha assegnato a me, a te; non consultare i maghi d'Oriente. E' meglio - vedi - non sapere; è meglio sopportare quello che verrà. Forse molti anni ancora stanno davanti a noi; forse questo inverno, che le onde del tirreno fiacca su la scogliera, è l'ultimo. Ma tu ragiona, vivi felice, e, poiché breve è la nostra vicenda, non inseguire i sogni di un futuro lontano. Ecco, mentre noi parliamo, il tempo invidioso se ne va. Cogli questo giorno che fugge, e non fidarti mai del domani.
(da Orazio, Odi, I, II)

domenica 10 novembre 2013

Storia di Irene, Erri de Luca

E' la storia di Irene, appunto, una ragazza che ha gli occhi tondi dei pesci. E' stata salvata dai delfini e con loro vive di notte, di giorno invece sulla terraferma di un'isola greca. Consegna la sua storia a un narratore, Erri de Luca che nel libro interpreta se stesso.
 
Peccato. E' un libro di faticosa lettura, seppure breve e tralasciando la storia inverosimile. L'ho pensato come un inno al mare, a questa immensità sorella maggiore del grembo materno. Il pezzo sul Mediterraneo buttadentro è unico e bellissimo, ma poi bisogna continuamente tornare indietro a rileggere.
Oppure ad una favola, ho pensato, vista la zoomorfizzazione della ragazza. Però manca di avvenimenti semplici e veloci, non c'è una morale, il narratore non conosce la fine, lo dice. Sì, ci sono frasi brevi, fulminanti, ma che non restano per quanto sono state limate.
 
In appendice altre due brevi storie, la traversata di cinque scampati alle rappresaglie naziste e il ricordo di un vecchio davanti al mare.
 
Peccato davvero. Pare che l'autore abbia voluto sentirsi scrivere invece che farsi leggere.
 
 
 

1 commento:

  1. E' esattamente quello che penso anch'io da un po' di tempo: che Erri De Luca scriva per sé e non gli importi più arrivare ai suoi lettori. Come dire: se mi capisci bene, se no peggio per te, per me è lo stesso. Forse all'autore importa che lo capisca chi ci riesce e scrive per quella esigua élite, perché non sa rinunciare alla scrittura pubblicata. Ho iniziato questo libro e l'ho lasciato prestissimo, profondamente infastidita e delusa.
    Peccato, davvero. Ero già un po' in difficoltà con lui, ora lo sono del tutto, nel senso che non mi fido più della sua scrittura, non mi pare più il dono grande che era.

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